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Caso Lambro: il flop del sistema d’emergenza
A 7 giorni dall’incidente la quantità
d’idrocarburi sversata nel corso d’acqua è calcolata in 3.600
tonnellate. I tecnici: «Ancor oggi le informazioni arrivano col
contagocce».
Sono 3.600 le tonnellate di idrocarburi sversate nel Lambro e quindi
nel Po nell’incidente della scorsa settimana. Una buona parte
dell’inquinamento è stata assorbita dal fiume e fermata dalle dighe, in
modo particolare da quella della centrale Enel di Isola Serafini. Ma un
ammontare ancora non quantificato è sicuramente stato depositato sulle
rive e i fondali del Po: la metà degli inquinanti è formata da olii
combustibili, che contengono idrocarburi policiclici aromatici, sostanze
dichiaratamente cancerogene.
E a preoccupare è la mancanza di una regia comune nella gestione di
questa emergenza ambientale: nel grande calderone delle competenze sul
più grande fiume italiano, la Protezione civile ha avuto, di nuovo, la
gestione totale della situazione. Risultato: l’ambiente, inteso come
tema e anche come ministero, non esiste se non di risulta. è solo dopo
sette giorni dall’incidente alla Lombarda petroli che sono diventate
chiare quantità e composizione della marea nera uscita dai serbatoi.
«Circa 3.600 tonnellate di idrocarburi, metà gasolio e metà olio
combustibile: un carico inquinante pesante per un fiume», spiega Attilio
Rinaldi, l’oceanografo che per la Regione Emilia sta monitorando
l’arrivo in mare degli inquinanti. «Per ora non ci sono segnali che la
marea nera stia arrivando all’Adriatico.
In buona parte è stata assorbita dal sistema fluviale e raccolta dagli
sbarramenti artificiali. Ma a risentirne è sicuramente il fiume:
vedremo gli effetti nel tempo». A preoccupare è soprattutto la
composizione dell’inquinamento. Ezio Amato, coordinatore del Servizio
emergenze ambientali in mare dell’Ispra, non ha ancora notizie ufficiali
sulla consistenza del più grave incidente ambientale del Po. «Il
sistema della difesa ambientale non ha avuto una parte centrale nella
gestione dell’emergenza, e anche oggi le informazioni arrivano con il
contagocce. Quello che sappiamo per sicuro è che c’è almeno per metà
olio combustibile e che occorrerà fare una bonifica delle rive e dei
canneti, per salvaguardare gli ecosistemi e la salute ambientale:
dovrebbero essere questi i nostri obiettivi».
Di certo, il coordinamento dell’emergenza non ha funzionato al meglio. A
essere state utilizzate in primo luogo per circoscrivere
l’inquinamento sono state le stesse panne che si utilizzano in mare. Un
errore, secondo i tecnici che sottolineano come sia la corrente del
fiume che la composizione stessa degli inquinanti rendano inutile il
ricorso a tecniche che si utilizzano nei porti per arrestare le chiazze
oleose superficiali. Così, appare almeno incongrua la presenza alla foce
di due navi da guerra della Marina militare, segnalata da gruppi
ambientalisti locali: si tratterebbe dei due pattugliatori costruiti con
i soldi del ministero dell’Ambiente e attrezzati per spruzzare
disperdenti degli idrocarburi. Una attività inutile, a tanta distanza
dalla sorgente dell’inquinamento e dopo tanti giorni. Il punto
sostanziale allora è: chi e come gestisce la salute ambientale e umana
del più grande fiume italiano?
URL: http://www.terranews.it/news/2010/03/caso-lambro-il-flop-del-sistema-d%E2%80%99emergenza
fonte: Terra News
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