Tre le vittime, Valerio Paolelli, figlio del titolare Sergio Paolelli, Antonio Morsani e Antonello D’Ambrosi. Quattro deflagrazioni, stabilimento raso al suolo.

Il medico legale Cesare Giffi, consulente della Procura di Avezzano che ha aperto un fascicolo per omicidio colposo, ha eseguito sabato i primi rilievi sul corpo dei tre operai che hanno perso la vita.
Le indagini sono coordinate dal procuratore della Repubblica di Avezzano, Maurizio Maria Cerrato, che ha già chiesto l'intervento di tecnici e periti. Insieme a loro, e con la presenza di un balistico, ha eseguito il giorno successivo all'incidente un sopralluogo. Per ora l’ipotesi più accreditata è quella dell’incidente e si sospetta un errore nella miscelazione delle polveri anche perché mercoledì alle 13.30 gli operai si stavano occupando proprio della lavorazione e della miscelazione delle polveri.
La famiglia Paolelli nei giorni scorsi, anche davanti agli inquirenti, ha ribadito che ha sempre adottato «uno standard di sicurezza adeguato e che veniva rispettato quotidianamente. Per noi si è trattato di un caso fortuito del tutto imprevedibile e non imputabile a nessuno di loro».
L’inferno è scoppiato proprio alle ore 13,30, con una prima esplosione terrificante che si è fatta sentire per un raggio di chilometri, il solito 'fungo atomico', case che tremano e vetri rotti.
«Sembrava un terremoto», dicono tutti. Era un «finimondo. Quando abbiamo visto il fumo abbiamo capito». Il primo ad arrivare sul posto proprio il sindaco insieme ai carabinieri, vicini in linea d' aria. La tragedia ha risparmiato altre vittime per il sangue freddo della sorella di Valerio che ha trattenuto il fratello maggiore Armando che, subito dopo il primo scoppio, voleva andare a salvare chi era rimasto sotto le macerie: Sabrina ha fermato il fratello, che così si è salvato, mentre lo scorso anno, a Città Sant'Angelo, nessuno riuscì a impedire ad Alessio di gettarsi nel folle tentativo di salvare il salvabile, morendo colpito da un'ennesima esplosione.
La Marsica è storicamente terra di fabbriche di fuochi di artificio e se incidenti nel passato anche gravi, con altri morti, non sono mancati, quella dei Paolelli, nata nei primi anni del 1900 era considerata un'azienda modello. «Sono un miracolato», ha raccontato invece uno dei feriti, Aurelio Chiariello, appena uscito dall’ospedale dopo essere stato medicato. «Non mi ricordo nulla di quello che è successo, nulla».

Ancora in Abruzzo, a Città Sant’Angelo (PE) un anno fa, il 25 luglio 2013, l’esplosione di un altro stabilimento di articoli pirotecnici. A morire in quel caso furono cinque persone.

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