Segnaliamo un articolo interessante che offre spunti di riflessione e una serie di siti internet che vale la pena di visitare almeno una volta.

In Italia il portale nazionale dati.gov.it contiene 10 mila dataset, ma non tutti i dati sono veramente “aperti”

Quanti sono i siti open data della nostra pubblica amministrazione? Sul portale dati.gov.it sono ufficialmente pubblicati 10.332 dataset prodotti da 76 amministrazioni, che possono essere esplorati in un catalogo interattivo suddiviso a livello territoriale (dati dei Comuni, delle Regioni, etc.) oppure tematico. Ma sono davvero tutti open data?

Partiamo dal formato.

Secondo gli standard Open si può parlare di dati aperti solo per quelle informazioni disponibili in formati non proprietari. È open data un set di numeri in .cvs, non si può dire lo stesso di un file excel e tanto meno di un pdf.

Poi c’è la questione della qualità.

Affinché si parli di open data, l’informazione deve essere soprattutto interessante e aggiornata. Se il giudizio su cosa sia di interesse pubblico può essere per certi versi opinabile (anche se rimane il dubbio sul dataset con gli iscritti al Conservatorio di musica di Matera), la questione dell’aggiornamento è inderogabile. I dati sull’anagrafe delle strutture del Miur aggiornati al 2012 oggi sono vecchi e poco fruibili (Scuola in chiaro).

TRE PROGETTI SU SOLDI PUBBLICI, AMBIENTE ED EXPO
Eppure negli ultimi sei mesi qualcosa è stato fatto. Da dicembre 2014 sono partiti tre progetti su temi di grande rilevanza pubblica.
Soldipubblici.gov.it contiene informazioni sulla spesa degli enti locali, aggiornate ogni mese. Con pochi click è possibile vedere, ad esempio, che la Regione Lazio nel mese di giugno 2015 ha speso oltre 60 mila euro in giornali e riviste.
L’altra iniziativa è Italiasicura.governo.it: un portale di monitoraggio sul dissesto idrogeologico in Italia, che grazie a una mappa interattiva mostra le aree a rischio alluvione, i cantieri in corso mettendo insieme informazioni di Ispra, Protezione Civile, Istat.
Infine OpenExpo, con i dataset aperti sulle spese sostenute dal 2012 per l’Esposizione Universale, i dati relativi ai 34 lotti dei lavori e altre informazioni sull’organizzazione e lo svolgimento dell’evento.

Questo è l’inizio di un nuovo tipo di strategia: è vero che sono solo tre dataset sugli oltre 10mila del portale nazionale dei dati aperti della pa ma rappresentano un modello potenzialmente replicabile per tutti gli altri. Anche un esempio di governance: OpenExpo è il risultato di una proficua collaborazione tra pubblico e privato.

OPENCOESIONE.GOV.IT: 4° PREMIO AGLI OPEN GOV AWARDS
Opencoesione, il portale sull’attuazione dei progetti finanziati dalle politiche di coesione in Italia, si è classificato 4° alla prima edizione degli Open Government Awards, assegnati lo scorso autunno a New York. Un buon risultato, che mostra come in Italia oggi abbiamo buone competenze.

UN OPEN DATA MANAGER PER LA PA?
Il problema, o forse la ragione per cui il Barometer open data della World Wide Web Foundation, nell’edizione di gennaio 2015, ci ha posizionati al 22esimo posto su 86 Paesi, resta la cultura della pa. “La pubblica amministrazione italiana non è abituata a mettere a disposizione di tutti i propri dati – conclude Belisario – Il dato open è l’ultimo step di un processo culturale, un cambiamento radicale”. Un passo in avanti? “Si potrebbe fare introducendo la figura dell’open data manager nella pa”: un professionista che sappia che i dati, per essere definiti “aperti”, devono essere utili, puliti, corretti e affidabili.

Fonte: Wired

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