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Incendi in azienda: cosa fare nei primi 5 minuti per evitare il disastro

Nelle ultime settimane, le cronache italiane ci hanno ricordato con brutale chiarezza quanto il rischio incendio sia tutt’altro che teorico. Dall’incendio che ha colpito una ditta edile a Brissago Valtravaglia, fino agli episodi nel palermitano e al rogo che ha interessato la Startech di Trieste, le aziende si sono trovate improvvisamente a fare i conti con le fiamme.

Una riflessione sulla sicurezza sul lavoro in azienda

Tuttavia, proprio il caso della Startech di Trieste offre uno spunto di riflessione fondamentale: lì, dove fortunatamente non si sono registrati feriti, i sistemi di protezione e la prontezza degli addetti alla sicurezza hanno evitato il peggio.

Cosa fa la differenza tra un principio di incendio che si estingue in pochi minuti e un disastro che riduce in cenere un intero stabilimento? La risposta sta in un’unica variabile: il tempo. Più nello specifico, i primi 5 minuti.

Il fattore tempo: la curva di crescita dell’incendio

In caso di incendio, il tempo non scorre in modo lineare. Nei primi secondi, una fiammata può essere alimentata da un semplice cestino della carta o da un cortocircuito. In questa fase, definita “fase di estensione”, la temperatura sale gradualmente e i fumi iniziano a stratificarsi verso l’alto.

Se non si interviene tempestivamente, nel giro di pochi minuti può verificarsi il cosiddetto flashover, un fenomeno nel quale la temperatura dell’ambiente e dei fumi può raggiungere valori dell’ordine di 500-600 °C, provocando l’innesco quasi simultaneo dei materiali combustibili presenti nel locale.

A quel punto, l’intervento con un estintore diventa impossibile e l’unica opzione è la fuga, sperando che i Vigili del Fuoco arrivino prima che il fuoco comprometta la struttura dell’edificio.

Ecco perché i primi cinque minuti – il tempo necessario per dare l’allarme, attivare le procedure di emergenza e mettere in atto le prime misure di contenimento – sono decisivi e dipendono in larga parte dalle persone presenti in azienda. Nella maggior parte dei casi, infatti, rappresentano la fase che precede l’arrivo dei soccorsi esterni.

La cronologia della sicurezza: la sequenza dei 5 minuti

Cosa deve accadere, concretamente, in quei 300 secondi decisivi? L’ordine delle azioni è rigido, perché un errore di priorità può costare la vita.

  • Minuto 1: Individuazione e Allarme: 0 – 60 secondi. Chiunque rilevi il focolaio o l’odore di fumo deve attivare il pulsante di allarme antincendio più vicino. La tempestività dell’allarme permette a tutta l’azienda di mettersi in salvo e attiva la squadra di emergenza.
  • Minuto 2: Chiamata ai soccorsi e prima valutazione: 61 – 120 secondi. Mentre il centralino o l’addetto designato contatta il 112 (o il 115) fornendo dettagli precisi, gli addetti antincendio valutano l’entità del rogo. Se l’incendio è ancora un “principio” (fiamme localizzate e fumo ridotto), si prepara l’intervento. Se il fumo è già denso, si ordina l’evacuazione immediata.
  • Minuto 3 e 4: Attacco al focolaio: 121 – 240 secondi. Gli addetti utilizzano l’estintore idoneo alla classe d’incendio (es. CO2 per quadri elettrici, polvere per solidi o liquidi infiammabili), stringendo il focolaio alla base e muovendosi a sventaglio, sempre mantenendo una via di fuga alle proprie spalle.
  • Minuto 5: Evacuazione e Accoglienza Soccorsi: 241 – 300 secondi. Se il principio d’incendio è domato, si sorveglia la zona. In caso contrario, gli addetti completano l’evacuazione del personale verso i punti di raccolta e si preparano all’ingresso dei Vigili del Fuoco per instradarli rapidamente sul punto critico.

Perché il Corso Antincendio non è solo “burocrazia”

Molti lavoratori (e purtroppo anche alcuni datori di lavoro) vedono la formazione sulla sicurezza come un mero obbligo di legge da smarcare. Gli episodi di cronaca recente dimostrano il contrario: la teoria serve a capire il pericolo, ma è l’**addestramento pratico** a salvare lo stabilimento.

Davanti a un principio di incendio, la reazione umana naturale è il panico o, al contrario, la sottovalutazione (provare a spegnere un quadro elettrico con l’acqua, ad esempio, può essere fatale). Il corso antincendio e le prove pratiche con gli estintori servono a trasformare il panico in prontezza operativa.

Durante le simulazioni pratiche si impara a:

  • Togliere la spina di sicurezza senza esitazioni.
  • Impugnare correttamente la manichetta per contrastare la pressione di scarica.
  • Riconoscere l’estintore giusto per il tipo di materiale che sta bruciando (evitando di peggiorare la situazione).
  • Valutare i propri limiti, capendo quando è il momento di smettere di lottare contro il fuoco e scappare.

La gestione delle emergenze antincendio nei luoghi di lavoro rientra tra gli obblighi previsti dal D.Lgs. 81/2008. Le modalità di organizzazione del servizio antincendio, la formazione degli addetti e la gestione dell’emergenza sono disciplinate, tra l’altro, dal D.M. 2 settembre 2021, che ha introdotto i nuovi criteri per la gestione della sicurezza antincendio nei luoghi di lavoro in esercizio e in emergenza.

Investire in sicurezza per proteggere il futuro

I sistemi di rilevazione automatica, le attrezzature antincendio efficienti e la formazione del personale non rappresentano un costo, ma uno degli investimenti più importanti per garantire la continuità aziendale.

Come dimostrano i casi in cui il personale ha saputo reagire tempestivamente, un’azienda preparata può limitare i danni e riprendere rapidamente la propria attività.

Al contrario, ignorare la prevenzione e sottovalutare la formazione significa esporsi al rischio di danni economici, produttivi e umani potenzialmente irreparabili.

La sicurezza non si improvvisa: si pianifica, si prova e si aggiorna continuamente.

E tutto comincia da quei primi, decisivi, cinque minuti.