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La sicurezza non va in vacanza (e non resta in ufficio): RSPP e Smart Working

Negli ultimi anni lo Smart Working è passato da soluzione emergenziale a modalità organizzativa consolidata in molte aziende italiane. Tuttavia, il fatto che il lavoratore non sia fisicamente presente nei locali aziendali non significa che gli obblighi in materia di salute e sicurezza vengano meno.

Smart Working e Nuove Tecnologie

Come cambia la tutela del lavoratore quando la scrivania è quella di casa?

Il concetto di “posto di lavoro” è profondamente cambiato. Se un tempo la tutela della salute e della sicurezza era circoscritta all’interno delle mura aziendali, oggi la diffusione dello smart working (o lavoro agile) e l’uso massiccio delle nuove tecnologie hanno spostato i confini dell’ufficio direttamente nelle nostre case.

Ma una domanda sorge spontanea sia per i lavoratori che per le imprese: di chi è la responsabilità se la scrivania diventa il tavolo della cucina? Per il Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione (RSPP), la sfida non è più solo eliminare i rischi fisici visibili in reparto, ma formare e sensibilizzare a distanza.

Il ruolo dell’RSPP nello smart working cambia natura: da un approccio “ispettivo” (basato sul controllo fisico dei luoghi) si passa a un approccio “educativo e procedurale”, mirato a dare al lavoratore tutti gli strumenti per autotutelarsi.

La responsabilità del datore di lavoro e il ruolo dell’RSPP

Dal punto di vista normativo, la Legge n. 81/2017 stabilisce chiaramente che il datore di lavoro è responsabile della salute e della sicurezza del lavoratore che svolge la prestazione in modalità agile.

Questo dovere si traduce principalmente in due obblighi fondamentali:

  • Informativa scritta: Il datore di lavoro deve consegnare al lavoratore e all’RLS (Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza), con cadenza almeno annuale, un’informativa scritta nella quale sono individuati i rischi generali e i rischi specifici connessi alla particolare modalità di esecuzione del rapporto di lavoro.
  • Fornitura di attrezzature conformi: Se l’azienda fornisce i dispositivi tecnologici (computer, monitor, ecc.), questi devono essere conformi alle direttive di sicurezza del Titolo VII del D.Lgs. 81/2008 (attrezzature munite di videoterminali).

In questo scenario, l’RSPP diventa un consulente strategico fondamentale: non potendo ispezionare le case di ogni singolo dipendente, deve puntare tutto su una formazione mirata e sulla cultura della prevenzione.

Linee guida pratiche: l’ergonomia domestica

Lavorare sul divano o sul letto può sembrare comodo, ma a lungo andare favorisce l’insorgenza di disturbi muscolo-scheletrici (DMS). L’RSPP consiglia di allestire la postazione seguendo poche e semplici regole:

  • La sedia: Utilizza, se possibile, una sedia regolabile in altezza con un buon supporto lombare. I piedi devono poggiare interamente a terra e le cosce devono essere parallele al pavimento.
  • Il tavolo e le braccia: L’altezza del piano di lavoro deve permettere di appoggiare gli avambracci, mantenendo un angolo di circa 90 gradi per le spalle, evitando tensioni al collo.
  • La posizione dello schermo: Il bordo superiore del monitor deve trovarsi all’altezza degli occhi (o leggermente più in basso) e a una distanza compresa tra i 50 e i 70 centimetri dal viso. Se utilizzi un computer portatile per molte ore, l’uso di un supporto per laptop abbinato a tastiera e mouse esterni è caldamente raccomandato.

Affaticamento visivo: l’importanza delle pause

L’uso prolungato di schermi ed elementi digitali espone al rischio di Digital Eye Strain (astenia visiva), caratterizzata da secchezza oculare, bruciore e mal di testa.

La regola d’oro (Art. 175 D.Lgs. 81/2008): Il lavoratore ha diritto a una pausa di 15 minuti ogni 120 minuti (due ore) di applicazione continuativa al videoterminale.

Durante queste pause è fondamentale cambiare postura e distogliere lo sguardo dagli schermi (compreso lo smartphone!). Un ottimo esercizio per il benessere visivo consiste nel guardare fuori dalla finestra un punto lontano per favorire il rilassamento dei muscoli oculari.

Nuove tecnologie e rischi psicosociali: il Diritto alla Disconnessione

La tecnologia accorcia le distanze, ma rischia di cancellare i confini tra vita privata e vita professionale. Il rischio di reperibilità costante può sfociare in stress da lavoro-correlato e burnout.

Per questo motivo, gli accordi individuali di smart working devono definire chiaramente le fasce di disconnessione. Il lavoratore ha il diritto e il dovere di spegnere i dispositivi aziendali al di fuori dell’orario stabilito, tutelando il proprio tempo di recupero psicofisico.

La sicurezza, insomma, non si ferma alla porta dell’ufficio: è un patrimonio di competenze e comportamenti che il lavoratore porta sempre con sé, ovunque decida di aprire il proprio laptop.

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