L’allarme per il coronavirus che si sta diffondendo oltre i confini della Cina induce le imprese a fissare norme di sicurezza per i dipendenti che maneggiano i materiali contenuti nei pacchi in arrivo dalla Cina.

Prima regola: “Per evitare rischi inutili, ti chiediamo di astenerti dal viaggiare in Cina per il momento e di avvisare le risorse umane se una trasferta era già stata programmata”.

E no alla ‘psicosi posta‘: “Non è necessario preoccuparsi dei pacchi provenienti” dal gigante asiatico.

Dopo l’impennata dei casi di nuovo coronavirus, le multinazionali con sedi nel Paese del dragone o contatti con clienti, consulenti, collaboratori che risiedono in una città cinese corrono ai ripari e mettono nero su bianco regole, misure preventive e informazioni utili sull’epidemia.

Perché il virus irrompe anche in ufficio e rischia di complicare i rapporti professionali. L’agenzia stampa Adnkronos Salute ci ha comunicato i contenuti dei nuovi vademecum stabiliti da queste grandi aziende.

Diverse aziende hanno così scelto di dettare vademecum sul coronavirus. La linea seguita nella maggior parte dei casi punta a combinare due necessità: non abdicare alla sicurezza dei dipendenti, da un lato, e dall’altro evitare preoccupazioni o allarmi non necessari.

Una realtà internazionale con quartier generale in Francia e sede a Milano, per esempio, ha diramato un avviso via email ai lavoratori di ogni settore e messo loro a disposizione link con informazioni sia generali che tarate sul tipo di incarico ricoperto (per esempio se i dipendenti viaggiano all’estero hanno consigli più mirati).

L’azienda, che opera in campo ingegneristico, informa prima di tutto che “sono state prese misure preventive con i dipendenti in Cina per limitare i rischi e monitorare attentamente l’evoluzione della situazione”. Per rispondere a eventuali domande e richieste, l’azienda indica una lista di numeri di telefono per mettersi in contatto con chi si occupa delle questioni di assistenza medica e sicurezza. E allega anche un link con consigli di salute e norme generali da seguire.

Nello spazio dedicato si informa che “la malattia è ancora allo studio”, si elencano i sintomi conosciuti (febbre, tosse, respiro corto, difficoltà respiratorie) precisando come siano correlabili anche ad altre patologie respiratorie. Si spiega che non c’è un vaccino (“potrebbero essere necessari mesi o anni per svilupparlo”).

Nel vademecum si trova persino il capitolo ‘Se sono malato in Cina‘, in cui si spiega che alcune strutture mediche nel gigante asiatico sono state designate dal Dipartimento della salute come ‘cliniche della febbre’ e gestiscono i pazienti con sintomi correlati.

Infine i suggerimenti per proteggersi, praticando buone misure igieniche e pratiche alimentari sicure. Si va dall’indicazione di evitare il contatto diretto con animali vivi o morti e assicurarsi che il cibo, comprese uova, sia ben cotto, fino al monito sull’importanza di lavarsi spesso le mani e il consiglio di mantenere una certa distanza da persone che sono malate.

Quanto alle mascherine, si precisa che “tutti a Wuhan sono tenuti a indossarle in luoghi pubblici. Quindi, se sei a Wuhan, devi rispettare questa direttiva. Al di fuori di Wuhan, potresti prendere in considerazione l’idea quando sei in luoghi pubblici o se sei malato (tosse e starnuti)”.

Chiude la pagina dedicata al coronavirus l’argomento spedizioni dalla Cina. In questo passaggio si spiega che “sulla base dell’esperienza con altri coronavirus (come Mers e Sars), non crediamo che le superfici contaminate saranno una delle principali fonti di trasmissione di questo virus”. Quindi, niente panico davanti ai pacchi dalla Cina.

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