Dopo aver perso due gare per problemi di affidabilità in Malesia e Giappone, la Ferrari cerca una soluzione e comincia dal controllo qualità.
Per la prima volta un settore tecnico-sportivo a Maranello sarà guidato da una donna.
Maria Mendoza, spagnola, 42 anni, laurea in Fisica e master in Computer Engineering, dirige dal 2012 in FCA il team incaricato di verificare il materiale dei fornitori utilizzato sui motori del Gruppo. Ora sarà a capo dei processi di qualità della Scuderia Ferrari.
A Maranello non si limiterà a tenere sotto controllo i componenti prodotti da aziende terze ma seguirà anche quelli realizzati internamente in Casa Ferrari.
Il numero 1 dell’azienda, Sergio Marchionne, riferendosi alla candela che ha compromesso il GP del Giappone di Sebastian Vettel, aveva sottolineato la necessità di intervenire sulla qualità: “dà veramente fastidio quando è un componente che costa 59 euro a far saltare la gara con macchine che costano milioni. Il problema è nato e bisogna gestirlo!
Dobbiamo rinnovare l’impegno per quanto riguarda la qualità della componentistica che sta arrivando in F1: è un problema che abbiamo ignorato nel tempo e che non è stato di una certa importanza. Ma adesso, in almeno tre occasioni ha avuto un impatto devastante sulla performance della Scuderia, su cose che tecnicamente hanno un valore relativo. L’aggiusteremo“.
Detto, fatto. Nuova dirigente, nuova e rinnovata attenzione. Un cambio che ci fa sperare!
La casa del Cavallino Rampante è certificata UNI EN ISO 9001 e 14001.
Si è svolta il 10 ottobre al Giulio Cesare di Roma la conferenza stampa di presentazione del Protocollo d'Intesa Anmil -MIUR per la salute e sicurezza nel mondo della scuola.
Il comunicato diffuso sottolinea la necessità di divulgare la cultura della sicurezza e il valore della prevenzione tra i giovani, seguendo il percorso già intrapreso nel precedente accordo del 2009.
Divulgare la cultura della sicurezza e il valore della prevenzione tra i giovani e nel mondo della scuola sono le principali finalità del Protocollo d'Intesa che il MIUR (Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca) ha sottoscritto con l'ANMIL (Associazione Nazionale fra Lavoratori Mutilati e Invalidi del Lavoro) - sulla scia della positiva esperienza del precedente accordo siglato nel 2009.
L'iniziativa è volta a prevedere l'integrazione di questi temi nei percorsi curriculari rafforzando l'efficacia di attività analoghe grazie alla forza della testimonianza di vittime del lavoro che, nel corso di incontri mirati con gli studenti di ogni ordine e grado, può stimolare e sensibilizzare più qualsiasi altro strumento, l'interesse e l'attenzione dei giovani, avvalendosi peraltro dell'esperienza ultraventennale che l'Associazione ha nelle scuole e dell'approccio pedagogico innovativo nel trattare le tematiche prevenzionistiche grazie anche alle testimonianze d'infortunio dei soci ANMIL.
Proprio in occasione della Giornata nazionale per le vittime degli incidenti sul lavoro di domenica 8 ottobre, il Capo dello Stato nel suo messaggio inviato all'ANMIL ha evidenziato che "sono troppo numerosi i casi di aziende non in linea con gli standard di sicurezza ed è inconcepibile che tra le vittime di infortunio sul lavoro vi siano ragazzi giovanissimi".
Se il termine “legionellosi”, che fa riferimento a tutte le forme morbose causate da batteri gram-negativi aerobi appartenenti al genere Legionella, venne coniato già nel 1976, ancora oggi la cosiddetta “malattia dei legionari”, continua ad essere una patologia poco conosciuta negli ambienti di lavoro. E questo, malgrado sia considerata un problema emergente in sanità pubblica, con sorveglianza speciale da parte dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, della Comunità Europea e dell’Istituto Superiore di Sanità. Il numero dei casi (6412 casi in Europa nel 2014, di cui 1435 in Italia) ad oggi “è ancora largamente sottostimato e, per la maggior parte di questi (80% circa), non è possibile risalire alle circostanze in cui si è verificata l’esposizione all’agente biologico”.
A ricordarci l’importanza del rischio legionellosi nei luoghi di lavoro è il Dipartimento di medicina, epidemiologia, igiene del lavoro e ambientale dell’Inail che negli anni ha prodotto diversi documenti su questo tema e che recentemente ha reso disponibili due diversi factsheet (o fact sheet).
Il primo factsheet, un aggiornamento di un precedente documento del 2012, e dal titolo “Il rischio di esposizione a Legionella spp. in ambienti di vita e di lavoro” ricorda le conseguenze della patologia, le modalità di trasmissione e i fattori di rischio.
Ad esempio si ricorda che la legionellosi “è trasmessa per via aerea a seguito dell’inalazione di aerosol contenente legionelle o di particelle di polvere da esso derivate per essiccamento o, più raramente, in seguito ad aspirazione di acqua contaminata. Più piccole sono le dimensioni delle goccioline inalate (<5μm) e più facilmente queste raggiungono le basse vie respiratorie (alveoli polmonari). I principali sistemi in grado di generare aerosol sono i rubinetti, i diffusori delle docce, le torri evaporative, vasche idromassaggio, fontane decorative, ecc”. E si sottolinea che “non è mai stata dimostrata la trasmissione interumana della malattia”.
Dunque quali sono i fattori di rischio per l’acquisizione dell’infezione?
Il documento ricorda che le legionelle “sono ampiamente diffuse in natura nei laghi, stagni, acque termali, da cui possono facilmente raggiungere gli ambienti artificiali (condotte d’acqua cittadina, impianti idrici, torri evaporative, ecc.)” all’interno dei quali trovano fattori che ne favoriscono la crescita.
Nei documenti, che vi invitiamo a leggere integralmente, sono presenti immagini esplicative, anche con riferimento all’aerosol prodotto all’interno delle torri evaporative.
Si indica poi che tra i fattori di rischio ambientali associati all’acquisizione dell’infezione, “quelli più importanti sono rappresentati dalla temperatura dell’acqua compresa tra i 20° ed i 50°C, dalla presenza di biofilm, di elementi in traccia (ferro, rame, zinco, ecc.), incrostazioni, depositi calcarei e amebe all’interno delle quali il batterio trova condizioni più favorevoli per la crescita e riparo dai disinfettanti”.
Tuttavia vi sono anche altri fattori che giocano un ruolo importante nell’ acquisizione dell’infezione:
- fattori direttamente correlati alla virulenza del ceppo batterico (capacità di moltiplicazione all’interno dei macrofagi, resistenza agli antibiotici, ecc.);
- fattori legati ad una “maggiore suscettibilità dell’ospite (fumatori, persone affette da gravi patologie o con immunodeficienza acquisita in seguito ad interventi chirurgici)”.
Dove è presente il rischio di esposizione a legionella?
Si indica che il rischio di acquisire un’infezione è “riscontrabile in tutti quegli ambienti di vita e di lavoro in cui vi è potenziale rischio di esposizione ad aerosol infettanti. In letteratura sono noti casi di legionellosi tra gli operatori sanitari, dentisti, addetti alla pulizia degli impianti di trattamento aria, manutenzione degli impianti di distribuzione dell’acqua ad uso sanitario e impianti di depurazione, minatori, giardinieri, ecc”.
Si ricorda poi che la Conferenza Stato-Regioni del 7 maggio 2015 ha sancito “l’Accordo tra il Governo, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano, sul documento Linee guida per la prevenzione e il controllo della legionellosi che aggiorna ed integra le precedenti linee guida nazionali. Il documento ribadisce l’importanza della valutazione del rischio e della necessità di mettere in atto misure di prevenzione a breve (decalcificazione degli elementi meno usurati, disinfezione di filtri, soffioni e flessibili) e a lungo termine (filtrazione, trattamento termico, clorazione, ecc.)”.
Per favorire un’idonea valutazione del potenziale rischio di esposizione a Legionella spp., è stato prodotto nel 2017 un successivo factsheet dal titolo “Il campionamento di legionella nei bioaerosol: un brevetto Inail”.
Nel documento si indica che il rilevamento della contaminazione microbica nelle matrici ambientali e più in generale in luoghi e ambienti di lavoro e di vita, “è importante per la salvaguardia dello stato di igiene e di salute della popolazione”.
A questo proposito esistono “numerose tecniche per rilevare i microrganismi patogeni come la Legionella, nelle matrici ambientali. In quest’ambito la metodica maggiormente utilizzata è quella colturale, dopo un campionamento di acqua in bottiglie o di aria in gorgogliatori e/o piastre”. Tuttavia tali metodi “pur permettendo l’isolamento e la quantizzazione dei microorganismi presentano una serie di svantaggi. L’importanza di un campionamento selettivo e rapido permette di ridurre al minimo gli svantaggi analitici, come per esempio la presenza di altri microrganismi o la presenza di cellule vitali ma non coltivabili (VBNC) che non possono essere rilevati mediante i metodi colturali classici”.
Nei laboratori Inail di Lamezia Terme è stato dunque “ideato e brevettato un sistema di gorgogliamento che consente un campionamento dell’aria, molto più efficace rispetto a quello ottenibile con altri dispositivi dello stesso tipo. Tale vantaggio è stato ottenuto progettando il dispositivo per concentrare grandi volumi di aria in piccole quantità di sospensione”.
In questo modo – continua il factsheet - si ottengono “due vantaggi fondamentali, il primo è quello di avere un campione molto concentrato e il secondo di limitare la perdita della sospensione. Il dispositivo di gorgogliamento consente di catturare in maniera selettiva Legionella spp e ridurre notevolmente i tempi di analisi post campionamento a poco più di 3 - 4 ore. Tale effetto è ottenuto dalla presenza di una sospensione di beads immunomagnetiche (BIM), sensibilizzate con specifici anticorpi monoclonali antilegionella, in grado di catturare in maniera selettiva e specifica microorganismi di interesse che possono essere presenti nella matrice ambientale da analizzare”.
In particolare il sistema descritto – presentato nel factsheet anche con immagini - è costituito da una “provetta monouso contenente la sospensione delle BIM, all’interno della quale è posto il sistema di gorgogliamento. La provetta viene collegata ad un campionatore, che consente di aspirare l’aria dal luogo in cui si intende campionare. Il collegamento del gorgogliatore avviene attraverso una trappola posta fra il gorgogliatore stesso e il campionatore, per evitare una perdita del liquido di campionamento e allo stesso tempo preservare il campionatore da un’eventuale contaminazione. Il vantaggio di questo sistema è che la sospensione batterica di interesse legata alle BIM, viene successivamente raccolta con l’utilizzo di un semplice magnete”.
Il factsheet che si sofferma poi su vari altri aspetti (applicazioni pratiche, metodo colturale, analisi in fluorescenza, …) conclude che lo sviluppo di questo dispositivo “permetterà di ridurre i tempi di analisi post campionamento oltre che favorire l’utilizzo di numerosi protocolli analitici. Inoltre l’estrema versatilità nel suo utilizzo consente di modificare il microrganismo target sostituendo semplicemente l’anticorpo legato alle BIM”.
In definitiva il suo utilizzo permetterà in futuro di “monitorare determinati agenti biologici in breve tempo, abbattendo i tempi di risposta delle analisi e favorendo un più rapido intervento dei protocolli di gestione del rischio”.
La possibilità di esposizione dei lavoratori ai campi elettromagnetici riguarda numerosi settori di attività, ad esempio:
- procedimenti industriali come la saldatura e incollaggio di materiali,
- settore delle telecomunicazioni per l’installazione e manutenzione di sistemi radianti, produzione e distribuzione di energia elettrica,
- nonché alcune procedure mediche, come la Risonanza Magnetica (RM) e la diatermia.
E i rischi dell’esposizione per il lavoratore possono derivare da:
- effetti diretti del campo sul corpo umano, di natura: termica alle radiofrequenze e microonde, e non-termica alle basse frequenze;
- effetti indiretti causati dall’eventuale contatto di parti del corpo (più comunemente gli arti) con oggetti conduttori presenti nell’ambiente di lavoro.
Inoltre alcuni lavoratori possono anche essere esposti a “rischi specifici derivanti dai campi elettromagnetici”, ad esempio i “portatori di dispositivi medici impiantabili attivi (che potrebbero soffrire di effetti di interferenza elettromagnetica) e passivi, i portatori di dispositivi medici indossati sul corpo (es. protesi acustiche) e le lavoratrici in stato di gravidanza”.
Nel decreto legislativo 01 agosto 2016, n. 159 di modifica al decreto legislativo n. 81/2008 e s.m.i., a cura dell’Ing. Abdul Ghani Ahmad (Ministero del lavoro e delle politiche sociali), si ricorda innanzitutto la ratio del decreto 159/2016.
Si indica che il decreto legislativo n. 159/2016, di recepimento della Direttiva 2013/35/UE, “scaturisce dalla necessità di adeguamento dell’ordinamento nazionale al contesto europeo in materia di tutela della salute e sicurezza dei lavoratori. Le disposizioni in esso contenute costituiscono le disposizioni minime per promuovere il miglioramento, in particolare dell’ambiente di lavoro, al fine di garantire un più elevato livello di protezione della salute e della sicurezza dei lavoratori nel caso di attività comportanti esposizioni ai campi elettromagnetici”.
Sono poi riportati anche gli obiettivi del decreto.
Si indica che l’obiettivo generale dell’intervento normativo è la “protezione dei lavoratori durante le loro attività professionali dai rischi di campi elettromagnetici potenzialmente nocivi”. Infatti se l’esposizione ai campi elettromagnetici è un rischio complesso, “vi è la necessità di definire misure più specifiche per garantire un'adeguata protezione dei lavoratori, senza per questo ostacolare l’uso e lo sviluppo di tecniche industriali e mediche o di imporre oneri sproporzionati per le imprese, in particolare le PMI”.
L'obiettivo operativo è poi quello di “garantire l'efficacia delle misure volte a proteggere i lavoratori esposti a campi elettromagnetici impostando valori limite adeguati e fornendo i datori di lavoro di adeguate informazioni sulle misure di gestione del rischio necessarie. Pertanto, l’intervento normativo persegue gli obiettivi, nel breve e medio periodo, di migliorare le condizioni di tutela della salute e sicurezza dei lavoratori dai rischi dovuti all’esposizione degli agenti fisici, precisamente dall’esposizione ai campi elettromagnetici sul luogo di lavoro, rendendoli conformi con le ultime innovazioni normative sia a livello europeo che a livello internazionale in materia”.
Dunque un obiettivo specifico è la “completa prevenzione degli effetti acuti, in particolare il riscaldamento eccessivo sistemico o locale per le radiofrequenze e microonde, e gli effetti negativi sul funzionamento del sistema nervoso centrale o periferico per le basse frequenze, quali vertigini, nausea, sensazioni di sapore metallico e magnetofosfeni (ossia percezione visiva di macchie luminose)”.
E quali sono i destinatari del decreto?
Il relatore indica che i destinatari del decreto legislativo 159/2016 sono “tutti i datori di lavoro sia pubblici che privati ed i relativi dipendenti”. E i settori e le attività principalmente interessati, come visto in apertura di articolo, “sono quello industriale (saldatura, incollaggio, energia elettrica, ecc.), sanitario, telecomunicazioni e ferroviario”.
In particolare i datori di lavoro hanno “l’obbligo di adeguarsi al progresso tecnico e alle conoscenze scientifiche per quanto riguarda le misure di prevenzione dei rischi derivanti dall’esposizione ai campi elettromagnetici, nella prospettiva del miglioramento della sicurezza e della protezione della salute dei lavoratori”.
Entrando poi nel dettaglio del decreto legislativo 01 agosto 2016, n. 159 e delle modifiche al decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, si sottolinea che il D.Lgs. 159/2016 in particolare modifica, di fatto sostituendolo, il Capo IV del Titolo VIII del D.Lgs. 81/2008, che costituiva il recepimento della Direttiva 2004/40/CE sulla medesima materia, ora abrogata.
Ricordiamo brevemente che il decreto consta di due articoli.
In particolare, indica la relazione, l’articolo 1, rubricato <Modifiche al decreto legislativo 9 aprile 2008, n.81>, “si compone di un unico comma il quale prevede:
- “alla lettera a), la sostituzione integrale dell’articolo 206, rubricato <campo di applicazione>; in modo da rendere conforme alla direttiva l’attuale campo di applicazione del titolo IV, del decreto legislativo n. 81/2008”;
- “alla lettera b), la sostituzione integrale dell’articolo 207, rubricato <Definizioni> con l’opportuna modifica delle corrispondenti definizioni in senso più aderente a quanto riportato dalla direttiva in recepimento”;
- “alla lettera c), la sostituzione integrale dell’articolo 208, rubricato <Valori limite di esposizione e valori di azione>, che comporta una modifica sostanziale dei contenuti dell’articolo, introducendo una serie di commi del tutto nuovi rispetto al precedente”;
- “alla lettera d), la sostituzione integrale dell’articolo 209, rubricato <Valutazione dei rischi e identificazione dell’esposizione>”;
- “alla lettera e), la sostituzione integrale dell’articolo 210, rubricato <Disposizioni miranti ad eliminare o ridurre i rischi>”;
- “alla lettera f), l’inserimento di un nuovo articolo, l’articolo 210-bis rubricato <Informazione e formazione dei lavoratori e dei loro rappresentanti>”;
- “alla lettera g), la sostituzione integrale dell’articolo 211, rubricato <Sorveglianza sanitaria>”;
- “alla lettera h), la sostituzione integrale dell’articolo 212, rubricato <Deroghe>;
- “alla lettera i), che l’articolo 219, rubricato <Sanzioni> viene modificato in maniera da coordinare il testo previgente con le modifiche introdotte”;
- “alla lettera l), che l’allegato XXXVI al decreto legislativo n. 81/2008 venga sostituito integralmente con i corrispondenti allegati alla direttiva, in modo da tener conto di tutte le innovazioni tecnico-scientifiche del settore”.
Ci sono ambiti lavorativi di cui da tempo si conoscono i rischi da sovraccarico biomeccanico degli arti superiori, come quelli relativi alla fabbricazione di calzature, e altri ambiti, ad esempio quello della lavorazione della carta o della plastica, in cui i rischi da sovraccarico sono meno conosciuti o, comunque, messi in secondo piano da altri rischi per la sicurezza dei lavoratori, come i rischi correlati all’uso delle attrezzature di lavoro.
Oggi ci soffermiamo su questi tre comparti lavorativi cercando di mostrare come i rischi di sovraccarico dipendano non tanto dal comparto, quanto dalla specificità dei singoli compiti.
Esempio 1 - Fabbricazione di carta e cartone ondulato e di imballaggi di carta e cartone (esclusi quelli in carta pressata) - Caricamento macchina fustellatrice
Nel compito specifico osservato, svolto in un’azienda che produce imballaggi di cartone a partire da fogli di cartone ondulato, l’operatore, “in piedi davanti alla macchina fustellatrice, afferra una quantità variabile di cartoni ondulati impilati corrispondente ad un blocco di spessore medio di circa 10 - 15 cm. Li solleva e li ruota di 180° facendo perno sul lato più lungo, fino a poggiarli sulla rulliera di alimentazione della macchina stessa”.
Si ricorda che “dal momento che la varietà di formati di scatole è grande, la produzione di singoli formati non è molto alta: in media, per ogni formato, vengono prodotte al massimo 1000 - 1500 scatole. Ciò comporta dei lunghi fermo macchina per la sostituzione delle fustelle, il settaggio, l’aggiunta di inchiostro, ecc.: la durata del fermo macchina può variare da 20 a 45 minuti; nell’arco di un turno lavorativo vi possono essere fino a quattro cambi di formato”.
In questo compito si ha un rischio lieve di sovraccarico biomeccanico per l’arto dx da 8h di lavoro in poi e un rischio molto lieve da 4h di lavoro in poi.
Riguardo agli interventi di prevenzione si indica che “con adeguate pause e tempi di recupero e limitata tempistica giornaliera di adibizione pari a massimo 4 ore, l’attività in esame potrebbe essere caratterizzata da un rischio di entità molto lieve a carico di entrambi gli arti”.
Esempio 2 - Fabbricazione di imballaggi in materie plastiche - Produzione contenitori in plastica per alimenti - Assemblaggio vaschette per torte gelato
In questo caso il compito, inserito nella linea di produzione di uno stabilimento dedito alla fabbricazione di contenitori in plastica per alimenti, consiste “nell’assemblare i due pezzi, base torta e fondello removibile, che costituiscono la vaschetta per la torta gelato e che vengono prodotte a ciclo continuo dalla macchina termofinitrice”.
In relazione all’entità, come vedremo, del rischio, vediamo i fattori di rischio:
- frequenza: “effettuazione di movimenti rapidi e costanti (azioni tecniche dinamiche) con entrambi gli arti. Elevata stereotipia a carico dell’arto dx e sx;
- forza: assente;
- posture: i gomiti dx e sx sono in postura incongrua per circa 1/3 del tempo. Entrambi i polsi assumono posture incongrue per circa 2/3 del tempo. Le mani dx e sx afferrano oggetti con le dita (pinch) per circa 2/3 del ciclo;
- fattori complementari: presenti impatti ripetuti delle dita quando l’operatore blocca il fondello rimovibile all’interno della base torta. I ritmi di lavoro sono completamente determinati dalla macchina”.
In questo compito si arriva ad un rischio elevato di sovraccarico biomeccanico per l’arto dx e sin da 6h di lavoro in poi (rischio medio da 4h di lavoro).
Riguardo alla prevenzione si indica che dal momento che difficilmente possono essere ipotizzate significative “modifiche dei valori di produttività (ad esempio riducendo la velocità del lavoro) ed al contempo delle modalità operative (incremento del personale adibito al compito) è indispensabile programmare idonei tempi di pausa e recupero. Con un’adibizione giornaliera alla suddetta attività pari o inferiore a 4 ore, i rischi a carico di entrambi gli arti potrebbero essere di entità molto lieve”.
Esempio 3 - Fabbricazione di imballaggi in materie plastiche - Produzione contenitori in plastica per alimenti - Confezionamento contenitori
In questo caso il compito consiste “nel confezionare contenitori in plastica per alimenti, prodotti a ciclo continuo da una macchina termofinitrice. L’operatore preleva i contenitori in uscita dalla macchina e con gli stessi forma una pila di dimensioni adeguate, per riporla in uno scatolone adiacente alla postazione”.
In questa tipologia di attività si hanno, dalle 6h di lavoro in poi, due rischi differenziati: per l’arto sin un rischio medio e per l’arto dx un rischio molto lieve.
Veniamo, infine, alle due schede nella fabbricazione di scarpe.
Esempio 4 - Fabbricazione di parti in plastica per calzature - Rifilatura suole in poliuretano
La scheda segnala che nell’ambito della produzione di componenti per scarpe in gomma e poliuretano, “una delle operazioni è la rifilatura delle suole”. L’addetto “preleva una suola in poliuretano da un cesto posto a lato e procede alla rifilatura mediante una macchina rifilatrice. Alla fine deposita il pezzo finito e procede con una nuova suola”.
Si sottolinea poi che nel caso osservato si tratta di suole in poliuretano, “materiale più morbido della gomma, per cui la rifilatura non richiede uso di forza. Se la suola fosse in gomma sarebbe presente anche uso di forza, dunque il compito risulterebbe più gravoso”.
In questa attività, sempre dalle 6h di lavoro in poi, si ha un rischio medio per l’arto sin e un rischio lieve per l’arto dx.
Esempio 5 - Fabbricazione di parti in plastica per calzature - Rifilatura tacchi in poliuretano
Sempre nell’ambito della produzione di componenti per scarpe in gomma e poliuretano, veniamo alla rifilatura dei tacchi: “l’addetto preleva un tacco in poliuretano da un cesto posto a lato e procede alla rifilatura mediante una macchina rifilatrice. Alla fine deposita il pezzo finito e procede con un nuovo tacco”.
In questo caso, rispetto alla rifilatura delle suole, i rischi sono maggiori: dalle 4h di lavoro in poi si ha un rischio medio sia per l’arto sin che per l’arto dx.
Riguardo agli interventi di prevenzione, che valgono anche per la precedente scheda, si indica che “considerata la presenza di rischio della postazione vanno contenuti i tempi di adibizione, prevedendo rotazioni con compiti meno gravosi e vanno programmati adeguati tempi di recupero”.