Più tutele per i cittadini, semplificazioni per le imprese, innovazioni anche per gli enti pubblici: sono le novità contenute nel nuovo Regolamento europeo in materia di protezione dei dati personali, entrato ufficialmente in vigore il 24 maggio 2016 e che diventerà definitivamente applicabile in via diretta in tutti i Paesi Ue a partire dal 25 maggio 2018.
Anche in Italia, quindi, è partito il conto alla rovescia per adeguarsi.
La nuova direttiva punta a rispondere alle sfide poste dagli sviluppi tecnologici e dai nuovi modelli di crescita economica, tenendo conto delle esigenze di tutela dei dati personali sempre più avvertite dai cittadini. La precedente normativa infatti mostrava i suoi anni, essendo stata formulata nel 1996, in un'epoca in cui Internet non aveva ancora dispiegato tutta la sua potenza e tutte le problematiche annesse.
L'iter europeo, dalla presentazione della proposta all'entrata in vigore.
Da qui la necessità di ripensare e aggiornare le norme: Nel gennaio 2012 la Commissione europea ha presentato ufficialmente il cosiddetto "pacchetto protezione dati" con lo scopo di garantire un quadro coerente ed un sistema complessivamente armonizzato in materia nell'Ue.
Comprendeva:
- un Regolamento, volto a disciplinare i trattamenti di dati personali sia nel settore privato sia nel settore pubblico;
- una Direttiva destinata invece alla regolamentazione dei settori di prevenzione, contrasto e repressione dei crimini, nonché all'esecuzione delle sanzioni penali.
Le principali novità, dal diritto all'oblio alla portabilità dei dati.
Il nuovo Regolamento comprende una serie di novità che interessano sia i cittadini, che le imprese, gli enti pubblici, le associazioni e i liberi professionisti.
Tra le principali novità:
- Il diritto all'oblio - si potrà ottenere la cancellazione dei propri dati personali, anche on line, da parte del Titolare del trattamento qualora ricorrano alcune condizioni previste dal Regolamento:
se i dati sono trattati solo sulla base del consenso;
se i dati non sono più necessari per gli scopi rispetto ai quali sono stati raccolti;
se i dati sono trattati illecitamente;
se l’interessato si oppone legittimamente al loro trattamento.
Ci sono delle eccezioni in cui può essere limitato: per garantire l’esercizio della libertà di espressione o il diritto alla difesa in sede giudiziaria; per tutelare un interesse generale (ad esempio, la salute pubblica); oppure quando i dati, resi anonimi, sono necessari per la ricerca storica o per finalità statistiche o scientifiche.
- Il diritto alla portabilità dei propri dati personali - se finora l'uso era pressoché limitato alle compagnie telefoniche, ora riguarda tutti i titolari di trattamento dati, compresi i provider internet. Un esempio, si potrà cambiare il provider di posta elettronica senza perdere i contatti e i messaggi salvati. Ci saranno però alcune eccezioni che non consentono l'esercizio del diritto: in particolare, quando si tratta di dati contenuti in archivi di interesse pubblico, come ad esempio le anagrafi.
- Vietato il trasferimento di dati personali verso Paesi situati al di fuori dell’Ue - La regola vale anche nei casi di organizzazioni internazionali che non rispondono a standard adeguati in materia di tutela dei dati, rispetto ai quali sono previsti criteri di valutazione più stringenti. In assenza di garanzie contrattuali o riconoscimenti di adeguatezza, i dati potranno essere trasferiti solo con il consenso esplicito dell’interessato, oppure qualora ricorrano particolari condizioni. Il trasferimento o la comunicazione di dati personali di un cittadino dell’Ue ad autorità giudiziarie o amministrative di Paesi terzi potranno avvenire solo sulla base di accordi internazionali di mutua assistenza giudiziaria o attraverso strumenti analoghi.
- Non solo più responsabilità, anche semplificazioni per imprese ed enti - Il Regolamento promuove la responsabilizzazione dei titolari del trattamento e l’adozione di approcci e politiche che tengano conto costantemente del rischio che un determinato trattamento di dati personali può comportare per i diritti e le libertà degli interessati.
Un approccio promosso fin dalla fase di ideazione e progettazione di un trattamento, in modo da adottare comportamenti che consentano di prevenire possibili problematiche;
In compenso, scompaiono alcuni oneri amministrativi come l’obbligo di notificare particolari trattamenti, oppure di sottoporre a verifica preliminare dell’Autorità i trattamenti considerati "a rischio".
- Responsabile della protezione dei dati (Data Protection Officer o DPO) - E' la nuova figura introdotta dal Regolamento che ha l'incarico di assicurare una gestione corretta dei dati personali nelle imprese e negli enti. Sarà il referente, una sorta di presidio per la privacy in ogni struttura amministrativa.
ll nuovo testo ha un approccio basato sulla valutazione del rischio che premia i soggetti più responsabili e assicura semplificazioni per i soggetti che offrono maggiori garanzie e promuovono sistemi di autoregolamentazione.
In questi due decenni sì è fatta strada una nuova consapevolezza sull’importanza cruciale della protezione dei dati in un mondo dove le informazioni personali sono diventate la nuova fonte di 'energia' e dove la sicurezza delle banche dati, la qualità delle informazioni raccolte ed elaborate, la sicurezza delle reti di trasmissione sono diventati obiettivi prioritari e strategici.
Industria 4.0: in molti incontri, seminari e convegni che affrontano i temi della sicurezza sul lavoro, si utilizza sempre più il termine “Industria 4.0”. Con questo termine si fa riferimento ad una sorta di “quarta rivoluzione industriale”, un processo tuttora in divenire che porterà ad una produzione industriale completamente automatizzata e interconnessa. E le nuove tecnologie digitali utilizzate in questo processo avranno un impatto profondo anche sull’ interazione tra uomo e macchina.
Quali saranno le conseguenze di questo processo sulla tutela della salute e sicurezza sul lavoro?
Per cominciare a fornire qualche risposta a questa importante domanda, facciamo riferimento ad un intervento al convegno “Industry 4.0, ergonomia e sicurezza sul lavoro per il futuro: da costi a investimenti?” che si è tenuto a Milano lo scorso 5 luglio e che ha permesso di focalizzare l’attenzione sulle conseguenze di questo processo industriale con riferimento specifico all’attività del medico competente.
In “Ergonomia, Ageing, Salute”, a cura di Daniele Ditaranto (Associazione Nazionale Medici d’Azienda - ANMA), ci si chiede innanzitutto se i medici competenti possono affrontare la nuova sfida di questa evoluzione industriale.
Il medico competente (MC) è pronto?
A questo proposito il relatore ricorda il “Codice di comportamento del medico d’azienda e competente” di ANMA, in cui il medico competente è un consulente che “deve ‘vivere l’impresa’ interagendo e coordinandosi con la sua specifica cultura con l’insieme aziendale, complesso ed in continua evoluzione, di culture tecniche ed economiche, di relazioni umane e sociali, con il fine di collaborare ‘all’attuazione di tutto quanto è necessario affinché l’attività lavorativa si svolga nel rispetto dei principi e delle norme che tutelano la salute dei lavoratori’”. Un modello di questo tipo può permettere al MC di “supportare l’impresa nel cogliere le opportunità che la nuova fase offrirà in termini di miglioramento del lavoro, ma anche nel gestire le eventuali nuove criticità”.
Veniamo ai nuovi scenari correlati a “ Industria 4.0”.
Il relatore ricorda che “l’integrazione delle tecnologie informatiche e della comunicazione con i processi produttivi e la loro avanzata automazione, avrà delle ricadute economiche, delle conseguenze a livello sociale, ma importanti saranno anche i riflessi nel campo della tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro”. E molto dipenderà “dagli obiettivi che prevarranno in questa nuova spinta all’innovazione”.
In realtà, infatti, l’adozione delle nuove tecnologie e la loro integrazione, favorite anche dai benefici fiscali, potrebbero “migliorare il lavoro non solo nelle sue varie implicazioni economiche, ma anche in termini di salute e sicurezza, configurandosi come un’opportunità per trasformare i ‘costi’ della prevenzione in un ‘investimento’”.
E non si può, dunque, che auspicare che questa “visione” accompagni tutto il processo innovativo: un miglioramento complessivo del lavoro in grado di apportare benefici non soltanto economici, ma anche in termini di miglioramento delle condizioni di salute e sicurezza sul lavoro che, a loro volta, implicano una serie di ulteriori, significativi benefici economici”.
La relazione segnala poi che l’innovazione 4.0 comporterà anche dei “rilevanti cambiamenti nei profili di rischio”. E il “processo di progressiva scomparsa dai cicli lavorativi dei rischi professionali ‘storici’ del settore secondario”, avrà un’ulteriore accelerazione.
Si ribadisce poi, con riferimento alla Circolare n. 4/E del 30 marzo 2017, Agenzia Entrate, Ministero dello Sviluppo Economico (paragrafo 13: “Dispositivi per l’interazione uomo macchina e per il miglioramento dell’ergonomia e della sicurezza del posto di lavoro in logica 4.0”), che “la maggiore informatizzazione ed automazione dei processi produttivi potrà innanzi tutto comportare un importante e positivo impatto sul controllo dei rischi da sovraccarico biomeccanico i cui effetti sulla salute costituiscono ormai da anni la principale causa di disagio e di riconoscimento di malattia professionale”. E dunque la ancor più stretta interconnessione tra sistemi fisici e informatici, “migliorando l’interfaccia uomo-macchina, migliorerà anche le condizioni di lavoro in termini di ergonomia e di sicurezza, determinando una serie di riflessi positivi sul sistema”.
Alcune possibili conseguenze dei nuovi scenari:
- diminuzione degli infortuni e delle malattie professionali: “il vantaggio è per tutto il sistema in quanto coinvolge i lavoratori, le imprese e le società”. Partendo infatti anche dai dati sui costi sociali, diretti e indiretti di infortuni e malattie professionali, diventa ancor più evidente l’importanza per le aziende di potersi dotare di “sistemi di produzione che riducono il rischio di infortuni e che limitano le esposizioni professionali ai vari fattori di rischio per la salute”;
- facilitazione del reinserimento dei lavoratori “fragili”: il relatore indica che “il maggiore controllo del carico fisico e mentale del lavoro attraverso i nuovi sistemi di produzione, può facilitare l’integrazione dei lavoratori disabili e favorire il reinserimento di quelli che rientrano al lavoro con gravi patologie croniche o degenerative, che hanno già comportato importanti interventi chirurgici o cicli di terapie efficaci ma debilitanti”;
- gestione dell’invecchiamento della forza lavoro: migliorando l’ambiente e le condizioni di lavoro, Industria 4.0 “può contribuire alla realizzazione della reciproca promozione tra lavoro e salute, fondamento della strategia per il perseguimento dell’ invecchiamento attivo. In particolare realizzando condizioni ed ambienti di lavoro favorevoli per la tutela della salute e della sicurezza, può contribuire, con la promozione della salute, la formazione e l’empowerment, al mantenimento al lavoro di lavoratori anziani ancora ‘attivi’ e ‘sani’ o comunque in grado di esprimere una capacità lavorativa ancora valorizzabile per la loro integrazione”.
In definitiva quale sarà l’impatto della cosiddetta quarta rivoluzione industriale sulla tutela della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro?
Il relatore ricorda che l’Istituto Nazionale della Ricerca e della Sicurezza francese (INRS) ritiene che “in materia di salute sul lavoro «Industria 4.0» non sia a priori né favorevole, né sfavorevole. Tutto dipenderà dalle modalità con cui verranno sfruttate le sue opportunità”.
Infatti, conclude la relazione, se prevarrà:
- un approccio «olistico», “attento anche alle esigenze di salute e di sicurezza dei lavoratori, sicuramente l’innovazione comporterà dei notevoli vantaggi e miglioramenti per tutti;
- una visione puramente incentrata sugli aspetti «economici», “in un quadro non adeguatamente regolato, a seguito della forte automazione ed informatizzazione del lavoro, il rischio di un impatto negativo sulla salute dei lavoratori è invece possibile da vari punti di vista: intensificazione del carico di lavoro, aumento dei vincoli organizzativi, sovraccarico informativo, spersonalizzazione con perdita del senso del lavoro, difficoltà nella separazione tra vita privata e vita professionale”.
Infine il relatore si sofferma sulla eventuale perdita dei posti di lavoro: i medici competenti devono tener conto del possibile impatto negativo sull’occupazione di «Industria 4.0» e degli effetti che “la perdita del posto di lavoro può avere sulla salute in termini di sofferenza fisica, mentale e sociale”.
Con Industria 4.0 si fa riferimento ad una sorta di quarta rivoluzione industriale, un processo tuttora in divenire che porterà ad una produzione industriale completamente automatizzata e interconnessa.
Il conseguente Piano nazionale Industria 4.0 è l'occasione per tutte le aziende che vogliono cogliere le opportunità legate a questa quarta rivoluzione industriale.
La Legge di bilancio 2017 ha prorogato il super ammortamento e ha introdotto l'iper ammortamento per i beni materiali e immateriali acquistati dopo il 15 ottobre 2015 fino al 31.12.2017
I beni per i quali è possibile fruire di queste agevolazioni sono quelli indicati nell'all. A (beni materiali) e nell'all. B (beni immateriali connessi a investimenti in beni materiali).
Occorre, per usufruire di tale iper ammortamento, una dichiarazione resa dal legale Rappresentante e, per i beni di valore maggiore di 500.000 euro, una perizia tecnica rilasciata da un ingegnere o perito iscritto all'albo o un attestato di conformità rilasciato da un Ente di Certificazione accreditato.
In particolare, è stato esteso al 30 settembre 2018 il termine ultimo per la consegna dei beni ammessi all’agevolazione, a condizione che, entro la data del 31 dicembre 2017, il relativo ordine risulti accettato dal venditore e sia avvenuto il pagamento di acconti in misura almeno pari al 20 per cento del costo di acquisizione.
Posticipare la scadenza entro cui deve avvenire la consegna del bene, significa di fatto, poter concedere alle imprese più tempo e maggiori possibilità di effettuare nuovi investimenti, leva indispensabile per imprimere un forte impulso positivo all’innovazione, alla produttività e all’occupazione.
L’obiettivo di questa iniziativa è contribuire al consolidamento dei segnali positivi registrati nei mesi scorsi, grazie alle imprese che hanno saputo cogliere le sfide dell’innovazione utilizzando al meglio le opportunità introdotte dal pacchetto di riforme varato dal Governo.
Uno degli elementi rilevanti per il successo di ogni strategia di prevenzione e per ogni attività di gestione della sicurezza nei luoghi di lavoro è correlato alla qualità e professionalizzazione degli operatori della sicurezza attivi nelle aziende. Ma esiste per questi operatori una qualificazione professionale internazionale che permetta insieme un reale incremento delle competenze e la possibilità di operare ogni parte del mondo?
Una qualificazione che offra tutte queste possibilità è la "International General Certificate" (IGC) rilasciata dal “The National Examination Board in Occupational Safety and Health” (Nebosh), un organismo di certificazione britannico che attraverso i propri centri, organizza, a livello mondiale, corsi di formazione in materia di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro.
E proprio per permettere ai professionisti italiani di acquisire questa importante certificazione, l’Associazione Italiana Formatori ed Operatori della Sicurezza sul Lavoro (AiFOS) organizza nel mese di novembre 2017 a Brescia un corso di 80 ore in 10 giornate formative dal titolo “Nebosh International General Certificate”.
Il corso, incentrato sui sistemi di gestione e sulle norme internazionali, permette di acquisire tutte le conoscenze e competenze necessarie per adempiere efficacemente alle responsabilità in tema di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro, in aziende di ogni settore ed in ogni parte del mondo. In questo senso l'International General Certificate - progettato per dirigenti, supervisors, coordinatori e professionisti che necessitano di una vasta conoscenza di principi e prassi in tema di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro - è indicato anche per coloro che desiderino intraprendere una carriera internazionale e per coloro che intendano lavorare presso grandi aziende che operano a livello mondiale o in multinazionali che già utilizzano standard internazionali.
Le qualifiche Nebosh sono, infatti, largamente diffuse in tutto il mondo e sono riconosciute anche da organismi professionali internazionali come l' IOSH (The Institution of Occupational Safety and Health) e il CIWEM (The Chartered Institution of Water an Environmental Management).
Il corso “Nebosh International General Certificate” - della durata di 80 ore in presenza più una giornata finale per l’esame - si terrà dunque a Brescia, presso la sede di AiFOS in via Branze 45, in due diverse sessioni: dal 6 al 10 novembre e dal 20 al 24 novembre 2017 con esame finale il 6 dicembre.
Il corso si articolerà in tre unità.
La prima unità - “IGC1: Management of International Health and Safety” – affronterà, ad esempio, i seguenti temi:
- Foundations in Health and Safety;
- Health and Safety Management systems – Plan;
- Health and Safety Management systems – Do;
- Health and Safety Management systems – Check;
- Health and Safety Management systems 4 – Act.
La seconda unità - “GC2: Controlling Workplace Hazards” - entrerà nel dettaglio della gestione dei seguenti rischi:
- Workplace hazards and risk control;
- Transport hazards and risk control;
- Musculoskeletal hazards and risk control;
- Work Equipment hazards and risk control;
- Electrical Safety;
- Fire Safety;
- Chemical and Biological health hazards and risk control;
- Physical and psychological hazards and risk control.
Nella terza unità - “GC3: Health and safety practical application” - le conoscenze e le competenze acquisite in ICG1 e GC2 saranno affrontate in ambiente pratico e applicativo.
La qualifica "International General Certificate", il riconoscimento professionale più importante e prestigioso a livello mondiale nel settore della salute e sicurezza sui luoghi di lavoro, sarà infine conseguita al superamento di due prove scritte e un assessment pratico (project work).
Si ricorda che per frequentare il corso, a numero chiuso, è necessario possedere una buona conoscenza della lingua inglese: il corso ed il materiale didattico sono in lingua inglese.
Il corso è valido per 40 ore di aggiornamento per RSPP e ASPP di tutti i macrosettori ATECO.
Le particelle trovate nella maggior parte dei campioni di acqua potabile, indipendentemente dalle fonti, possono penetrare nelle cellule o attrarre patogeni e mancano studi sulla loro pericolosità.
Con la quantità di plastica prodotta negli ultimi 60 anni - 8,3 miliardi di tonnellate: il peso di un miliardo di elefanti - e quella che abbiamo liberato in mare, era forse un po' da ingenui pensare che fosse finita soltanto nella catena alimentare.
Puntuale, è arrivata la doccia fredda: invisibili fibre di plastica si trovano nell'acqua del rubinetto di tutto il mondo, dall'Europa all'India, dagli Stati Uniti al Libano. L'83% dei campioni di quella che è considerata acqua potabile risulta contaminato, come denuncia uno studio globale condotto da Orb Media, un'organizzazione no-profit specializzata in giornalismo d'inchiesta, che ha condiviso i risultati dell'analisi in esclusiva con il Guardian.
Nel piatto e nel bicchiere. Se le microplastiche inquinano già la totalità di fiumi, laghi e oceani globali - si sono chiesti i ricercatori - come facciamo a pensare che non si trovino anche nell'acqua in cui beviamo? Si trattava, ora sappiamo, di una semplice illusione, e l'entità del danno è democratica, indipendentemente da latitudini e salute economica degli Stati coinvolti.
male dappertutto. In totale sono stati analizzati 159 campioni. Il più alto tasso di contaminazione (94%) si registra negli Stati Uniti, con fibre di plastica trovate nell'acqua del rubinetto degli edifici del Congresso, della Trump Tower e del quartier generale dell'Agenzia USA per la protezione ambientale. Libano e India seguono a ruota (con percentuali di 93,8 e 82,4). In Europa va meglio, ma neanche poi tanto: è contaminato il 72% dell'acqua che beviamo e per ogni 500 ml, una bottiglietta da mezzo litro, ingeriamo in media 1,9 fibre di plastica (negli USA sono 4,8).
I rischi. «Non sappiamo quale sia l'impatto sulla salute, per questa ragione dovremmo occuparcene immediatamente e capire quali siano i rischi reali, mentre seguiamo un principio cautelativo» spiega Anne Marie Mahon del Galway-Mayo Institute of Technology, tra gli autori dell'indagine.
Due sono i motivi di preoccupazione.
Il primo riguarda le dimensioni delle particelle: le analisi di Orb hanno individuato solo quelle più grandi di 2,5 micron, 2500 volte più grandi di un nanometro (per fare un confronto, il diametro di un capello umano oscilla tra i 50 e gli 80 micron). Ma quelle di dimensioni nanometriche sono sufficientemente piccole da penetrare in cellule e tessuti, dove potrebbero causare danni ancora non stimabili.
Inoltre, studi passati hanno stabilito che queste scorie possono catalizzare la presenza di patogeni già presenti negli scarichi, e accelerare il loro assorbimento nell'organismo.
Da dove arrivano? Come le microplastiche siano finite nell'acqua potabile non è ancora chiaro. Una fonte è sicuramente l'atmosfera, con le fibre sintetiche di abiti, tappeti e scarpe che vengono liberate nell'aria che respiriamo (l'80% delle asciugatrici negli USA "sfiata" direttamente sul balcone).
Ci sono poi gli scarichi delle lavatrici - ogni ciclo di lavaggio rilascia nell'ambiente 700 mila fibre - l'erosione della pioggia, e potremmo continuare: in Libano, l'acqua potabile proviene da sorgenti naturali, ed è contaminata per oltre il 93%.
Tamponare i danni. L'invasione di plastica riguarda ormai dunque tutto il ciclo dell'acqua, e la produzione di cibo: microfibre sono state rinvenute nella birra in Germania, nel miele, nello zucchero e nell'acqua imbottigliata (che dunque non è un'alternativa più sicura). Insomma il problema è ormai, strutturale. E i filtri comunemente usati per l'acqua domestica non riescono ad escludere particelle così piccole.