Attraverso app e gps degli smartphone, un nuovo sistema di Google rileva e stima i flussi delle emissioni nelle citta, istante per istante, e il loro andamento nel tempo.
Uno dei più recenti progetti di Google si inserisce nel complesso puzzle dei cambiamenti climatici, in particolare per ciò che riguarda l'inquinamento atmosferico delle città. L'azienda, Big G, parla di uno strumento per stimare (e mappare) le emissioni di gas serra delle città, per "aiutare la politica" (locale e nazionale) a prendere le decisioni migliori.
Non che manchino le agenzie, governative e non, che lavorano allo stesso obiettivo, ma bisogna ammettere che Google ha dalla sua la tecnologia, i soldi e una mole di dati globale che nessuna istituzione può vantare.
«Il primo passo per intraprendere un'azione sul clima è creare un inventario delle emissioni», spiega Saleem Van Groenou, program manager di Google Earth: «comprendere la situazione attuale a livello di città, e capire che cosa si può fare per migliorare, è soprattutto un problema di informazioni.» Finora Google ha pubblicato le sue stime per cinque località, compresa Mountain View (California), dove ha la sua sede principale.
Il progetto prevede l'estensione graduale del programma a tutto il mondo, ma l'azienda non ha finora fornito dettagli sui tempi e sui modi. Probabilmente il sistema, a regime, dovrebbe ricalcare quello del motore di ricerca: una casella dove inserire il nome della città per avere dati aggregati sulle relative emissioni di gas serra.
Inoltre, e questo sarebbe il "valore aggiunto" alle informazioni, nei risultati Google potrebbe rilasciare le stime sulle emissioni relative al traffico corrente, elaborato dai dati raccolti dagli smartphone connessi e da app come Google Maps e navigatori come Waze. Oltre che valore aggiunto, sarebbe una novità: Big G non ha mai reso pubblici questi dati, gli aggregati del trasporto locale - e viene da chiedersi quali dati ancora più specifici potrebbe mettere a disposizione delle amministrazioni.
Esploratori d'ambiente. Il sistema, ora in versione "beta", dovrebbe chiamarsi Environmental Insights Explorer. Per ciò che al momento si vede dalle pagine online, sembra che effettivamente il sistema possa essere di aiuto, alle amministrazioni, per pianificare interventi sulla viabilità e sulla mobilità in città. Un aiuto, ma comunque non una panacea: Google possiede alcuni dati importanti, ma non tutti, e soprattutto non ha (dagli smartphone) lo storico dell'inquinamento locale - un'informazione indispensabile per stimare le emissioni in condizioni reali.
Privacy vs ambiente. Se considerata correttamente, la mole di dati in possesso di Big G può in qualche caso fare la differenza. A Pittsburgh (negli Usa), per esempio, una delle prime città dove l'EIE di Google è entrato in funzione, si è visto che la rete elettrica è responsabile di oltre tre volte le emissioni imputabili al trasporto. Esattamente l'opposto di Buenos Aires, dove automobili e camion producono il doppio dell'inquinamento imputabile alla rete elettrica.
«Non sappiamo se a Pittsburgh possa o meno servire un altro tunnel automobilistico sotto al fiume che attraversa la città», afferma Saleem Van Groenou, «ma certo ci sentiremmo di suggerire all'amministrazione di Buenos Aires di concentrarsi sui trasporti piuttosto che sulle emissioni degli edifici.»
Restano le solite perplessità sulla privacy e sul tracciamento continuo delle nostre giornate, per un motivo o per un altro, da parte di chicchessia abbia accesso ai nostri smartphone, ma in effetti questa applicazione delle tecnologie di Google può indirizzare cittadini e amministrazioni verso scelte più razionali, quanto mai urgenti viste le sconfortanti conclusioni dell'ultimo rapporto dell'IPCC (ottobre 2018) in tema di emissioni, effetto serra, riscaldamento globale, cambiamenti climatici.
Fonte: Focus. it
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In base al Dlg n. 234/2007 si intende per lavoro NOTTURNO quello espletato per un periodo di almeno 4 ore consecutive in un orario compreso tra le 0,00 e le 7,00.
In questo caso l’orario massimo di lavoro non deve superare le 10 ore.


La fascia notturna dove è necessario interrompere le 4 ore di lavoro varia a seconda del tipo di servizio:
- Trasporto merci 0,00 – 7,00
- Trasporto persone in servizio occasionale (NCC) 22,00 – 6,00
- Trasporto persone in servizio regolare (linea) 22,00 – 5,00
Il lavoro notturno deve essere indennizzato secondo la normativa nazionale, le previsioni dei CCNL e gli accordi tra le parti sociali.
Conditio sine qua non è che non siano scelti metodi di calcolo che possono compromettere il rispetto delle regole imposte a tutela della sicurezza stradale e della salute del lavoratore.
Il d.lgs. n. 234/2007, che recepisce la direttiva 15/2002 CE, detta delle regole anche per il lavoro notturno, infatti, il dettato di cui all’art. 7 Lavoro notturno, così detta:
“1. Qualora sia svolto lavoro notturno, l’orario di lavoro giornaliero non deve superare le dieci ore per ciascun periodo di ventiquattro ore.
- Il lavoro notturno è indennizzato sulla base di quanto previsto dal contratto collettivo di lavoro sempreché’ il metodo di indennizzo prescelto sia tale da non compromettere la sicurezza stradale.”
FONTE: Orediguida.it + Leggioggi.it
Più volte abbiamo sottolineato come nel modello di prevenzione dei rischi lavorativi, introdotto con il recepimento delle Direttive Europee, sia stato attribuito ai Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza (RLS) un ruolo molto rilevante per la tutela della salute e sicurezza sul lavoro, anche per l’importante funzione di collegamento tra datore di lavoro e lavoratori.
Per comprendere come venga percepito dagli RLS questo ruolo e cosa sia necessario fare per ovviare ad eventuali criticità, il Servizio di Prevenzione, Igiene e Sicurezza sul Lavoro (SPISAL) dell’ Azienda ULSS 6 Euganea, in collaborazione con l’Università di Padova, ha promosso un progetto di ricerca che ha coinvolto i RLS dell’Industria e dei Servizi, della Scuola e della Sanità della Regione Veneto. E la pubblicazione che raccoglie i risultati dello studio è stata presentata e resa disponibile tra i documenti correlati al convegno “ Il Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza ai tempi dell’industria 4.0 Quale ruolo? Riflessioni e proposte” organizzato il 27 novembre 2017 a Padova.
Conoscere la realtà e il ruolo degli RLS
Con la pubblicazione “Ruolo dei rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza. Compiti, funzioni e responsabilità. Tre indagini empiriche” - a cura De Carlo Nicola Alberto, Dal Corso Laura, Girardi Damiano, Carluccio Francesca, Bartolucci Giovanni Battista, Olivieri Armando, Benacchio Luca, Bizzotto Rosana, Ferraro Antonella, Magosso Doriano e Vianello Liviano – gli Spisal delle ex ULSS 15, 16 e 17 della Provincia di Padova, ora AULSS 6 Euganea, hanno dunque promosso un “progetto di ricerca per studiare, a 20 anni dall’istituzione dei Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza (RLS), le attività e il ruolo di questa figura che, essendo al centro delle relazioni tra datore di lavoro e lavoratori, rappresenta una delle componenti principali del sistema di prevenzione aziendale”.
L’obiettivo dello studio è consistito nell’analizzare e illustrare, “attraverso l’elaborazione di un questionario autocompilato – che indaga l’area del coinvolgimento, l’area delle relazioni, l’area delle competenze e l’area della formazione – gli aspetti di seguito indicati:
- quali compiti e quali funzioni sono realmente presidiati dai RLS;
- come viene autopercepito il ruolo da parte di chi lo esercita;
- quali sono le azioni da promuovere e mettere in campo per ovviare agli aspetti di criticità eventualmente evidenziati”.
Le tre ricerche empiriche
Le tre ricerche presentate sono incentrate sulla “messa a fuoco di ruoli, compiti, funzioni e responsabilità dei RLS, sia in relazione a quanto contenuto nel d.lgs. n. 81/2008 e successive modifiche e integrazioni, sia delle buone prassi e consuetudini che operativamente stanno caratterizzando il ruolo dei RLS”.
La prima indagine empirica, condotta sul territorio della provincia di Padova, che ha riguardato le aziende del territorio, operanti nei settori dell’industria, dell’artigianato, del commercio e dei servizi, si è articolata in due fasi.
La prima fase (indagine qualitativa) si proponeva, tramite focus group, di “esplorare il ruolo – compiti, funzioni e responsabilità – del RLS attraverso il confronto delle diverse percezioni e opinioni delle altre figure coinvolte nel processo di valutazione, quali datori di lavoro (DL), responsabili del servizio di prevenzione e protezione (RSPP), medici competenti (MC), nonché di rappresentanti di lavoratori per la sicurezza stessi, alcuni dei quali erano anche componenti delle rappresentanze sindacali unitarie (RSU)”. La seconda fase si è invece svolta, attraverso gli outcome della prima fase, tramite un’indagine quantitativa.
Successivamente, è stata condotta una seconda indagine empirica calata nel contesto scolastico veneto (129 RLS che operano in scuole con sede nella Regione Veneto) e ad essa è stata affiancata una terza indagine, che ha esplorato l’area sanitaria (42 RLS che operano in strutture sanitarie della Regione Veneto).
I risultati delle indagini
I risultati suggeriscono che “il contesto sanitario presenti livelli di conflitto con i colleghi, conflitto tra gruppi e disaffezione lavorativa significativamente più elevati rispetto agli ambiti aziendale e scolastico; nel contempo, tale comparto sembra mostrare livelli di soddisfazione per i processi, soddisfazione lavorativa nel ruolo di RLS, soddisfazione lavorativa in generale, raggiungimento degli obiettivi e valutazione generale della performance significativamente inferiori rispetto agli altri due contesti”.
Dalle analisi dei risultati si evincono poi alcune considerazioni di rilievo “sia sotto il profilo individuale, con particolare riferimento alla percezione del ruolo da parte dei RLS stessi, sia sul piano organizzativo più ampio”. Ad esempio “emerge la percezione da parte dei RLS di svolgere una funzione articolata e complessa, che non si esaurisce nell’essere consultati e messi a conoscenza delle diverse situazioni di rischio, ma si estrinseca attraverso la loro attiva partecipazione e proposta di soluzioni sia di fronte ai possibili reali rischi, sia di miglioramento dell’esistente. Ciò anche alla luce delle caratteristiche personali in termini di resilienza e autoefficacia proprie dei partecipanti. In generale, non sembrano essere presenti in grado significativo livelli di conflittualità tali da far supporre la presenza di un disagio lavorativo dovuto all’adempimento dei loro compiti, funzioni e responsabilità legate al ruolo di RLS”.
Tuttavia, continua il documento, “si può dimostrare come intervenendo sulla percezione di possibili conflittualità, che possono essere diverse a seconda del campione considerato, migliorano la soddisfazione e la performance sia direttamente, sia attraverso un maggior livello di coinvolgimento nel lavoro del RLS. Tali relazioni potrebbero agire con maggior forza nel promuovere il benessere dei RLS, attraverso un rafforzamento di risorse positive, con particolare riferimento alla resilienza”.
Riguardo poi alla multifattorialità delle problematiche di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, “che richiede competenze pluridisciplinari, sia nella fase di valutazione dei rischi sia nella successiva definizione e gestione delle misure di prevenzione”, la figura del RLS, per svolgere efficacemente il proprio ruolo, “dovrebbe essere coinvolta in una concreta e proficua collaborazione con le altre figure professionali”. Risulta poi altrettanto centrale anche l’adozione di modelli organizzativi orientati alla Responsabilità Sociale di Impresa (RSI) “non solo nelle aziende di medio-grandi dimensioni, ma anche in quelle di piccole dimensioni e artigianali”.
Inoltre la figura del RLS “dovrebbe essere adeguatamente supportata, per impedire che motivazione e impegno vengano sostituite da disaffezione e senso di inefficacia professionale”. E sono importanti “iniziative di formazione-intervento, volte a favorire un apprendimento trasformativo”: sono tra “i fabbisogni espressi dai RLS e dalle altre figure della prevenzione coinvolti e potranno consentire di superare una logica puramente adempitiva verso una cultura della responsabilità e della sicurezza”.
Concludiamo rimandando alla lettura integrale del documento che riporta anche utili linee d’azione e si auspica che i bisogni formativi espressi “si possano tradurre in attività di formazione, che attraverso l’uso di metodologie didattiche attive e interattive, sappiano coinvolgere i RLS in una costruzione partecipata di conoscenze e competenze trasferibili nel proprio lavoro”. E riguardo a quanto indicato dalla normativa vigente si segnala che “la veloce obsolescenza delle conoscenze connessa ai rapidi cambiamenti nel mondo del lavoro, il superamento del concetto del posto di lavoro fisso a favore di una sempre maggiore flessibilità organizzativa, la stessa richiesta dei RLS di una formazione continua e meno generica”, sembrano suggerire la necessità di una “integrazione dei percorsi didattici attualmente previsti con l’obiettivo di fornire ai RLS conoscenze, competenze e capacità che favoriscono l’autoapprendimento e la formazione continua, prevedendo nel contempo maggiori risorse per lo svolgimento di tale attività”.
Parti di tali risorse “potrebbero essere orientate a favorire incontri di confronto tra pari, vissuti dai RLS come spazi privilegiati per lo scambio di buone pratiche e per una riflessione sul ruolo che, se correttamente interpretato e pienamente esperito, in sinergia con le altre figure della prevenzione, può non solo contribuire a creare ambienti di lavoro sani e sicuri ma promuovere all’interno delle organizzazioni innovazione, efficienza nell’uso delle risorse e occupazione di qualità”.
E, infine, gli RLS evidenziano che “un ambiente di lavoro che promuove il benessere organizzativo è un ambiente in cui è stata superata la tradizionale visione dell’opposizione tra produttività e sicurezza a favore di una filosofia per la quale solo il presidio integrato della qualità del prodotto, delle materie prime e dei processi, della sicurezza dei lavoratori e dell’ambiente e della produttività può garantire vantaggi competitivi duraturi nel tempo in un mercato sempre più globalizzato”. Ed è quindi importante “promuovere contemporaneamente azioni per uno sviluppo all’interno delle aziende di una cultura della sicurezza ‘positiva’, da cui trarrà beneficio anche la figura del RLS”.
FONTE: Puntosicuro.it
Segnaliamo, ancora una volta, un terribile incidente sul lavoro, ricordando che la sicurezza sull lavoro non andrebbe mai persa di vista.
Il dramma nel settore produzione dell'azienda Maus in via Caltana dove il 44enne titolare di Detto Fatto, una ditta esterna di Modena, è morto per le conseguenze di un volo da circa tre metri. Stava effettuando lo smontaggio di un macchinario, che doveva essere imballato per poi essere spedito negli Stati Uniti, quando all'improvviso ha perso stabilità ed è caduto, sbattendo violentemente la testa su un altra macchina e procurandosi un profondo taglio che ha causato un arresto cardiocircolatorio. Pare non fosse assicurato con un imbrago, il che ha reso fatale il volo.
Le indagini
Inutili i soccorsi, arrivati sul posto con l'ambulanza e l'elicottero: la salma è rimasta all'interno del capannone fino alle 13 circa, per consentire i rilievi del caso a cura dei carabinieri e dei tecnici dello Spisal. Sono in corso gli accertamenti per chiarire la dinamica.
Il dubbio sui contratti
Stando alle prime dichiarazioni rese dai sindacati, l'uomo era arrivato con altri due dipendenti dell'azienda modenese a cui era stato appaltato il lavoro di smontaggio e imballo di uno dei macchinari ad alta tecnologia prodotti nella fabbrica di Campodarsego. Sembra che i due colleghi del deceduto fossero al primo giorno di impiego e che non avessero ancora ufficialmente firmato il contratto. Radunati in assemblea, i lavoratori non nascondono la loro rabbia e preoccupazione per le norme di sicurezza.
Le difficoltà economiche
La ditta, che attualmente conta circa 40 dipendenti, è stata al centro di alcune vertenze sindacali negli ultimi mesi, che hanno portato alla dimissione volontaria di diversi lavoratori. Nel 2017 l'acquisizione da parte del gruppo presieduto da Giorgio Rossi Cairo dopo una serie di difficoltà finanziarie e la domanda di concordato, per salvaguardare la produzione. Recentemente, dopo aver ricevuto alcune importanti commesse e trovandosi sotto organico, Maus ha appaltato una serie di lavori a ditte esterne, come accaduto stamattina. Nei mesi in cui la ditta, anche se in carenza di personale, ha ripreso piede nel settore, diversi sono stati gli incontri promossi da Fiom e Cisl per monitorare le condizioni dei lavoratori.
La rabbia dei sindacati
É un'azienda di altissima tecnologia che produce macchinari automatizzati di eccellenza - afferma il segretario provinciale Fiom, Loris Scarpa -. Maus sta soffrendo difficoltà finanziarie che, come capita in molti altri casi, possono riflettersi sugli investimenti sulla sicurezza, che non vengono fatti. É una situazione devastante quella della sicurezza sul lavoro nell'Alta Padovana: dopo la crisi ci sono sempre più multinazionali ma pochissimi investimenti.
Per Fiom è intervenuta anche Anna Zanoni, perentoria nel pretendere chiarezza sulle condizioni dei lavoratori: Verificheremo anche il controllo sulla regolarità dei dipendenti che operano in azienda. I colleghi sono comprensibilmente sconvolti, non lasceremo perdere, perchè quando si parla di incidenti sul lavoro non si tratta mai di fatalità. A questo proposito il sindacato richiederà con la massima urgenza un incontro con l'azienda, confermano, per chiarirne le responsabilità.
FONTE: Padovaoggi.it