Le precauzioni da adottare in caso si viaggi verso la Cina, con la raccomandazione di rivolgersi subito al medico se al rientro dovessero comparire particolari disturbi.
L’Istituto nazionale per la salute americano è già al lavoro per lo sviluppo di un vaccino contro il nuovo virus cinese simile alla Sars. Ad annunciarlo è il direttore dell’Istituto americano per le malattie infettive Anthony Fauci. Ma ci vorranno comunque mesi perchè si possano iniziare i test di fase 1 e un anno o più per la disponibilità al pubblico di una possibile immunizzazione.
È dello stesso avviso Rino Rappuoli, chief scientist e head of external R&D dell'azienda Gsk vaccine, tra i maggiori esperti internazionali di vaccini. «Fin dai tempi della Sars sappiamo che bisogna prendere uno dei geni che codificano le proteine di superficie del virus e su questa base di può cominciare a lavorare su un vaccino - spiega l'esperto -. Che si tratti di vaccini basati su particelle ricombinanti, simili a quelle del virus ma non infettive, oppure di vaccini a Rna, la tecnica per ottenerli è rapidissima, tanto che si possono fare in una settimana». Bisogna poi però considerare le necessarie autorizzazioni nazionali e internazionali.
Nel frattempo, cosa possiamo fare per tutelarci?
Se si è di ritorno da un viaggio a Wuhan in Cina, poniamo attenzione ai comuni sintomi influenzali, dalla tosse alla febbre alle difficoltà respiratorie. Potrebbero infatti indicare un’infezione causata dal nuovo coronavirus comparso per la prima volta appunto a Wuhan e che in Cina ha già fatto sei vittime.
Dal ministero della Salute ecco tutti i consigli e le precauzioni da adottare in caso si viaggi verso questa città, con la raccomandazione di rivolgersi subito al medico se al rientro dovessero comparire particolari disturbi.
I campanelli d’allarme
Dalla tosse alla febbre: i coronavirus, spiega il ministero sul proprio sito, sono una vasta famiglia di virus noti per causare malattie che vanno dal comune raffreddore a malattie più gravi come la sindrome respiratoria mediorientale (Mers) e la sindrome respiratoria acuta grave (Sars). I sintomi più comuni includono febbre, tosse, mal di gola, difficoltà respiratorie. Nei casi più gravi, l'infezione può causare polmonite, sindrome respiratoria acuta grave, insufficienza renale e persino la morte. Non esiste un trattamento specifico per la malattia causata da un nuovo coronavirus, come quello comparso in Cina. Il trattamento deve essere basato sui sintomi del paziente. La terapia di supporto può essere molto efficace.
Prima di partire
Il ministero consiglia di consultare il medico curante per essere informati sulle misure di igiene da applicare per prevenire le malattie respiratorie e di vaccinarsi contro l'influenza almeno due settimane prima del viaggio. Valutare l'opportunità di rimandare viaggi non necessari.
All'arrivo
Applicare misure igieniche quali: lavare frequentemente le mani con acqua e sapone; coprire la bocca e il naso con un fazzoletto quando si starnutisce o tossisce (non con le mani); evitare il contatto con persone affette da malattie respiratorie; evitare luoghi affollati, in particolare mercati del pesce e di animali vivi; evitare di toccare animali e prodotti di origine animale non cotti; rivolgersi a un medico o a una struttura sanitaria qualora compaiano sintomi di infezione respiratoria (febbre, tosse secca, mal di gola, difficoltà respiratorie); non mettersi in viaggio se si è malati; per qualsiasi necessità contattare l'Ambasciata o il Consolato.
Al ritorno in italia
Se nelle due settimane successive al ritorno si dovessero presentare sintomi respiratori (febbre, tosse secca, mal di gola, difficoltà respiratorie), a scopo precauzionale contattare il medico di fiducia, riferendo del recente viaggio.
Un invito alla cautela per i viaggiatori italiani in merito al virus cinese è apparso anche sul sito “Viaggiare Sicuri” gestito dall'Unità di Crisi della Farnesina. Nell'aggiornamento sulla “Patologia polmonare nell'Hubei” si richiamano le raccomandazioni delle autorità sanitarie locali e internazionali. I sintomi della patologia polmonare riscontrata nella città di Wuhan, “sarebbero simili a quelli influenzali. Pertanto, soprattutto in caso di soggiorno nella regione dell'Hubei e qualora si sia entrati in contatto con animali in quella zona, in presenza di sintomi simil-influenzali si raccomanda di contattare un medico”.
Fonte: Il Sole 24 Ore
L’allarme per il coronavirus che si sta diffondendo oltre i confini della Cina induce le imprese a fissare norme di sicurezza per i dipendenti che maneggiano i materiali contenuti nei pacchi in arrivo dalla Cina.
Prima regola: “Per evitare rischi inutili, ti chiediamo di astenerti dal viaggiare in Cina per il momento e di avvisare le risorse umane se una trasferta era già stata programmata”.
E no alla ‘psicosi posta‘: “Non è necessario preoccuparsi dei pacchi provenienti” dal gigante asiatico.
Dopo l’impennata dei casi di nuovo coronavirus, le multinazionali con sedi nel Paese del dragone o contatti con clienti, consulenti, collaboratori che risiedono in una città cinese corrono ai ripari e mettono nero su bianco regole, misure preventive e informazioni utili sull’epidemia.
Perché il virus irrompe anche in ufficio e rischia di complicare i rapporti professionali. L’agenzia stampa Adnkronos Salute ci ha comunicato i contenuti dei nuovi vademecum stabiliti da queste grandi aziende.
Diverse aziende hanno così scelto di dettare vademecum sul coronavirus. La linea seguita nella maggior parte dei casi punta a combinare due necessità: non abdicare alla sicurezza dei dipendenti, da un lato, e dall’altro evitare preoccupazioni o allarmi non necessari.
Una realtà internazionale con quartier generale in Francia e sede a Milano, per esempio, ha diramato un avviso via email ai lavoratori di ogni settore e messo loro a disposizione link con informazioni sia generali che tarate sul tipo di incarico ricoperto (per esempio se i dipendenti viaggiano all’estero hanno consigli più mirati).
L’azienda, che opera in campo ingegneristico, informa prima di tutto che “sono state prese misure preventive con i dipendenti in Cina per limitare i rischi e monitorare attentamente l’evoluzione della situazione”. Per rispondere a eventuali domande e richieste, l’azienda indica una lista di numeri di telefono per mettersi in contatto con chi si occupa delle questioni di assistenza medica e sicurezza. E allega anche un link con consigli di salute e norme generali da seguire.
Nello spazio dedicato si informa che “la malattia è ancora allo studio”, si elencano i sintomi conosciuti (febbre, tosse, respiro corto, difficoltà respiratorie) precisando come siano correlabili anche ad altre patologie respiratorie. Si spiega che non c’è un vaccino (“potrebbero essere necessari mesi o anni per svilupparlo”).
Nel vademecum si trova persino il capitolo ‘Se sono malato in Cina‘, in cui si spiega che alcune strutture mediche nel gigante asiatico sono state designate dal Dipartimento della salute come ‘cliniche della febbre’ e gestiscono i pazienti con sintomi correlati.
Infine i suggerimenti per proteggersi, praticando buone misure igieniche e pratiche alimentari sicure. Si va dall’indicazione di evitare il contatto diretto con animali vivi o morti e assicurarsi che il cibo, comprese uova, sia ben cotto, fino al monito sull’importanza di lavarsi spesso le mani e il consiglio di mantenere una certa distanza da persone che sono malate.
Quanto alle mascherine, si precisa che “tutti a Wuhan sono tenuti a indossarle in luoghi pubblici. Quindi, se sei a Wuhan, devi rispettare questa direttiva. Al di fuori di Wuhan, potresti prendere in considerazione l’idea quando sei in luoghi pubblici o se sei malato (tosse e starnuti)”.
Chiude la pagina dedicata al coronavirus l’argomento spedizioni dalla Cina. In questo passaggio si spiega che “sulla base dell’esperienza con altri coronavirus (come Mers e Sars), non crediamo che le superfici contaminate saranno una delle principali fonti di trasmissione di questo virus”. Quindi, niente panico davanti ai pacchi dalla Cina.
Nel giro di qualche anno saremo tutti connessi alla rete più potente di sempre. Non sarà solo per Internet, ma se già oggi spendiamo 1 miliardo di euro al minuto sul Web, cosa succederà con la nuova tecnologia?
Siete pronti per il 5G? La nuova tecnologia ultraveloce per l'accesso a Internet promette una nuova, nuova rivoluzione nel nostro modo di lavorare, di divertirci, di comunicare, di accedere alla Rete.
Non è solo una questione di velocità: mentre le "rivoluzioni" precedenti, per esempio il passaggio dal 2G al 3G o dal 3G al 4G, di fatto sono stati quasi esclusivamente degli incrementi nella velocità della trasmissione dati, il 5G si presenta come vero e proprio cambio di paradigma tecnologico.
A differenza delle reti attuali (2, 3, 4G), che utilizzano bande di trasmissione specifiche, il 5G offre connettività sull'intero spettro delle frequenze: questo implica la possibilità di erogare servizi eterogenei e con requisiti anche molto diversi tra loro. Ciascun servizio può essere configurato per utilizzare diverse parti della rete, in un insieme unico che, dal punto di vista pratico, diventa una sorta di network virtuale dedicato a quello specifico utilizzo. Tutto ciò richiede una tecnologia decisamente evoluta, capace di garantire tempi di latenza inferiori a 1 millisecondo, velocità di picco tra 10 e 20 Gbps, affidabilità (stimata al 99,9999%) e una formidabile capacità di gestire la "densità" delle connessioni contemporanee (fino a 1 milione di dispositivi per chilometro quadrato).
Il 5G promette insomma di estendere in maniera significativa le potenzialità della Rete, permettendo di erogare più contenuti e di maggiore qualità, supportando in modo significativo lo sviluppo della Internet of Things e garantendo l'accesso contemporaneo al network a milioni di dispositivi diversi che potranno inoltre collaborare tra loro e scambiarsi informazioni. Permetterà anche l'adozione su larga scala di sistemi complessi, per esempio per le auto senza conducente, che per funzionare in maniera efficiente e sicura devono scambiare con la Rete miliardi di informazioni al secondo.
In Italia la rete 5G non sarà disponibile prima del 2022, ma le prime sperimentazioni saranno condotte probabilmente già a partire dal 2020 in alcune città pilota (Milano, Prato, Bari, Matera e l'Aquila).
Internet in un minuto.
In attesa del 5G, oggi, che cosa succede su Internet in un minuto? I numeri sono impressionanti: ogni 60 secondi vengono inviati 188 milioni di mail, vengono spesi online oltre 1 miliardo di euro, si scaricano 390.000 app e ci si scambia quasi 42 milioni di messaggi istantanei, mentre vengono caricate su Instagram 46.200 nuove immagini e vengono fatte 3,8 milioni di ricerche su Google.
Fonte: Focus.it
Grazie alla tecnologia 5G, nel giro di qualche anno gli autisti potrebbero guidare camion e altri mezzi in ogni parte del mondo da casa loro.
Se vi piacciono i videogiochi, soprattutto quelli di guida, nel giro di qualche anno potreste trasformare la vostra passione in un lavoro, e probabilmente anche ben pagato, perché camion, furgoni e altri mezzi che percorrono ogni giorno centinaia di chilometri potrebbero essere guidati da remoto da autisti specializzati in virtual driving.
Uno dei prototipi più avanzati di questa tecnologia è stato sviluppato dall’azienda svedese Voysys.
Dalla consolle alla strada.
Come in un videogioco iper realistico, l’autista controlla ogni funzione del proprio mezzo seduto di fronte a uno schermo panoramico, oppure indossando un visore per la realtà virtuale. Le immagini sono in ultra alta definizione (UHDTV) fino a 8K (7.680 x 4.320 pixel) con una visuale a 180° del tutto equivalente a quella che avrebbe il pilota seduto in cabina.
Sterzo e pedali, una versione professionale di comandi da gaming, riproducono con fedeltà le sensazioni che l’autista avrebbe su strada. L’esperienza umana e il “colpo d’occhio” sulle misure del bisonte della strada fanno il resto, permettendo al pilota di districarsi con sicurezza in ogni manovra.
E se non c'è campo?
Naturalmente, per questa tecnologia è essenziale la velocità di connessione tra il mezzo e il pilota, che possono trovarsi a migliaia di chilometri di distanza: la connettività è affidata alle nuove reti 4 e 5G, che dovrebbero offrire un’esperienza di guida praticamente priva di ritardi e latenze anche nelle situazioni più critiche.
Il sistema di remote driving può inoltre essere affiancato da tutti i sistemi di supporto alla guida già oggi disponibili, dai radar anti-collisione ai sistemi di frenata e fermata automatici, pronti a intervenire in caso di problemi.
I primi test sono stati condotti in pista utilizzando un modello in scala: i chilometri che separavano autista e veicolo non hanno impedito una guida fluida e manovre relativamente complesse come l'immissione in una rotonda o l'arresto in spazi predefiniti.
Secondo quanto si legge sul sito dell’azienda questa tecnologia potrebbe essere impiegata non solo nel mondo dei trasporti ma anche su tutti i macchinari che lavorano in contesti disagevoli per le persone.
La guida remota offre al mondo dei trasporti numerosi vantaggi: permette ai mezzi di viaggiare praticamente senza sosta e senza bisogno di obbligare i conducenti a faticose trasferte.
A tutto vantaggio dei costi e della sicurezza.
Fonte: Focus.it
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